Che l'amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore (Emily Dickinson).



domenica 8 gennaio 2017

8.01.2017

"Scorrono gli anni, volano i mesi e i giorni. Quanta pioggia è caduta, quanta neve! Ti svegli una mattina, e pare che sia finito un altro anno, ma è soltanto un nuovo giorno, e qua e là è spuntata una nuova ruga: sulla schiena, sul soffitto, sulla guancia. Quanta tristezza e quanti sorrisi, aspettative, incontri, speranze! Quando accadrà che io, lasciati da parte i pennelli, mi metterò seduto con la penna in mano a scrivere ancora qualche riga sulla mia vita?"

Nel 2015 ho scoperto questa frase di Marc Chagall, disegnata su una delle pareti dell'interno di Palazzo Reale a Milano, in occasione della mostra a lui dedicata. 
Ricordo ancora le due ore e mezza trascorse ad ammirare i suoi quadri: un tempo piuttosto lungo per una mostra di quel tipo. 
Tuttavia, ero rimasta molto stupita nel rendermi conto che fosse passato tutto quel tempo. Per me, era stato un attimo.
Cercando la frase, ho scoperto, in seguito, che fa parte delle memorie di Chagall e che si trattava di una riflessione proprio sulla variabile percezione dello scorrere del tempo. 

"Io non vivo alla giornata, ma mi attraversano i venti dell'eternità, i problemi del tempo mi passano attraverso."

La fine dell'anno mi induce sempre a ripensare a tutti gli avvenimenti dei dodici mesi precedenti e a tirare le somme. Sicuramente, l'attuale percezione del mio 2016 è diversa da quella che avevo mentre lo stavo vivendo. 
Spesso non sono stata contenta del verso che le cose stavano prendendo e, infatti, non a caso, sento molta voglia di riscatto dall'anno appena iniziato.

In questi giorni, però, mi sono spesso tornate in mente piccole cose per cui ogni anno della nostra vita può essere significativo già di per sè, anche senza i grandi cambiamenti che ci aspettiamo. Tutto sta nel voler rendersene  conto.

Ad esempio, quest'anno ho finalmente letto un libro di Henning Mankell, ovvero "Delitto di mezza estate". 
Ho scoperto una canzone bellissima, che è entrata subito nella lista di quelle "non posso vivere senza": Trains dei Porcupine Tree.
Sono stata in una città che non conoscevo assolutamente e che non pensavo potesse colpirmi positivamente: Berna.
Ho visitato l'Algarve, dove da tempo volevo andare.
Ho vinto una cena al ristorante "Piazza Duomo", ad Alba, da Enrico Crippa ed è stato l'avvenimento più sorpredente dell'anno, un'esperienza unica.
Mi sono commossa al cinema dopo tanto tempo, guardando "La pazza gioia".
Sono letteralmente morta dalle risate grazie alle marachelle del mio cane in montagna e a mio papà che cercava di porvi rimedio.
La Valchiusella mi ha colto alla sprovvista e, in un giorno di inverno, mi ha conquistata con la sua quiete.  

In sintesi, è vero, 2017 ti sto caricando di grandi aspettative. 
Mal che vada, però, ci saranno le piccole cose a farmi felice ogni giorno.

venerdì 29 luglio 2016

Momentaneamente

Momentaneamente.
Sembra essere l'avverbio chiave.

Il lavoro va bene, per ora.
Il lavoro va male, ma me lo tengo, per ora. 
E via così, con tutto il resto.


Per me "momentaneamente" rappresenta l'avverbio dell'accontentarsi, dei compromessi.  

Probabilmente è impossibile avere di fronte a sé solo certezze.
E' impossibile oggi, ma lo era anche un tempo, senz'altro.
Il punto è che ho la sensazione che anche la generazione precedente abbia faticato, ma abbia pagato un prezzo minore. 
Dai racconti emerge che si faticava per salire sul trampolino, ma, una volta in cima, spiccare il volo era un attimo, o, almeno, non era così complicato come lo è oggi.

L'impressione è che quel trampolino sia qualcosa destinato a rimanere sempre lontano all'orizzonte. 
Non restano, quindi, che i compromessi, i "per ora", gli "al momento", con cui mandare certi pensieri sul fondo dell'oceano, "momentaneamente".

Nessuno pretende una botte di ferro in cui barricarsi dentro.
L'ambizione è non dover pensare di anno in anno a reinventare la propria vita. 

E' questo ciò a cui sto pensando al 29 di luglio, a due giorni dall'agognata pausa estiva che spero mi aiuti a mettere in pausa tutte queste riflessioni per poi trovare un modo per affrontare di petto a settembre

Torno in un posto a me caro, una città per cui nel 2011 ho lasciato un pezzettino del mio cuore.

Lisbona.
C'eravamo detti "atè logo" d'altra parte. 
In questi giorni ho realizzato quanto questa città mi abbia colpito all'epoca. 
Mi ricordo ancora un sacco di particolari, anche se sono trascorsi già cinque anni.  
Per me, sarà un po' come tornare "a casa". 

Questa volta, però, avrò modo di conoscere anche il resto del Portogallo, facendo finalmente un altro viaggio on the road che ho immaginato a lungo.


La mia speranza di avere la stessa reazione positiva che ho avuto l'anno scorso in Croazia.
Spero, infatti, di poter dire: ma perchè non ci sono venuta prima? :-)











mercoledì 2 marzo 2016

Senza titolo.




Nel primo secondo del mio 2016, il bicchiere che avevo in mano e che stava per essermi riempito per il brindisi di capodanno, mi è letteralmente scappato di mano.
E' caduto a terra e non si è frantumato solo perchè di plastica.

Ho pensato: "se questa è la metafora di come sarà il mio prossimo anno, sono a posto, posso anche rimanere seduta in panchina".

Il giorno dopo ho scoperto che Rai Uno aveva sbagliato a calcolare il conto alla rovescia anticipando di un minuto l'arrivo del 2015 e che quindi non avevamo festeggiato il nuovo anno prima del dovuto.

Quel bicchiere caduto al suolo mi ha fatto un po' meno paura... la mia prospettiva era totalmente diversa.

Sento che vorrei scrivere tante cose di ciò che potrebbero rappresentare le prossime ventiquattro o quarantotto ore, ma al tempo stesso non voglio essere preda ancora una volta delle mie aspettative.

Sono sempre stata incline a cercare le strade difficili, non so se le più difficili, ma sicuramente non quelle facili.
E' stato così nello sport, dove riuscivo meglio nelle azioni più complicate, in cui in un secondo bisognava avere una reazione fulminea, e invece talvolta mi facevo prendere dall'emozione per quelle più semplici.

E' stato così nelle relazioni personali, ma poi ho capito che non sono proprio portata per i rapporti complicati.

Di recente, è stato così quando ho dovuto scegliere che materie da preparare per l'orale dell'esame d'avvocato, col risultato di renderlo ancora più ostico.

E' oggi così per il mio "percorso lavorativo" che mi obbliga a essere molto paziente per lunghi periodi di tempo (o almeno a provare ad esserlo).

Mi piace caricarmi di aspettative, anche inutilmente.

Questa volta però mi metto in stand by e voglio azzerare le mie aspettative rispetto all'eventuale mancato traguardo.
Non è facile, soprattutto dopo le diverse fasi che ho attraversato in questi anni.
C'è stata la fase dell'inconsapevolezza (quanto è distante il mio obbiettivo e cosa devo fare per arrivarci).
Poi c'è stata la determinazione (voglio arrivare lì).
L'esaltazione (finalmente è ora di fare l'esame).
La tristezza (non ho fatto abbastanza).

Quest'ultima fase mi ha abbandonato soltanto da un mese a questa parte per essere sostituita dall'accettazione. Non so come sia successo in realtà. Un giorno mi sono svegliata e.. stavo bene.

- "Forse sorrido fuori tempo... " dice la canzone "Le cose che non ho" dei Subsonica -

In sostanza, ho fatto un percorso, che, bene o male, è stata un'evoluzione.. non potrò tornare indiero, potrò solo andare avanti.

D'altra parte, per arrivare a risultati "positivi" bisogna fare scelte e, a volte, le scelte riguardano anche cose che ci piacciono e che dobbiamo abbandonare. Ogni cosa che ci rende felici nasconde quindi anche una componente "negativa" forse.

Alla fine, tutto è  una questione di prospettiva.

Come quel bicchiere caduto di cui parlavo all'inizio del post.. che nel frattempo io ho già raccolto da un bel po'.

giovedì 24 dicembre 2015

Prospettiva di Parigi

La mia visita di fine novembre a Parigi merita un post... o meglio Parigi se lo merita.

A settembre non stavo certo pensando di tornare a breve nella capitale francese dopo la mia ultima visita del mitico capodanno 2006/2007.
Parigi non è infatti presente nell'elenco annotato qui sul blog delle mete dove vorrei fare ritorno.
Il ritorno era nell'aria in realtà: giusto qualche settimana prima di prenotare mi sono ritrovata a parlare di Parigi e del fatto che sì, tutto sommato, avrei voluto tornarci.
A dire il vero, in questi anni l'avevo sempre osservata da lontano, l'aveo sempre tenuta un po' sotto controllo. 
Complice in questo senso è stato il film di Woody Allen "Midnight in Paris", che ho voluto rivedere prima di partire. Un film originale, geniale e che introduce perfettamente alla bellezza di questa città e delle zone poco distanti (Versailles, Giverny..). 
Oltre ai film, però, devo citare un bravissimo fotografo scoperto su Instagram, Vutheara, (https://www.instagram.com/vutheara/; http://www.vutheara.com/) che rende perfettamente omaggio alla sua città base e che ha contribuito a tener vivo il mio interesse per Parigi. 

Sta di fatto che il potere di una promozione della Vueling è elevato e a settembre, con ben due mesi di anticipo, prenotiamo il nostro volo in pochi secondi.

Nel frattempo la città viene sconvolta dagli attentati terroristici del 13 novembre e noi tentenniamo un po'.  
La mia incoscienza e la voglia comune di andare all'estero sono solo scalfite e, nonostante i dubbi di molti, decidiamo di andare ugualmente. 

Troviamo una città a tratti vuota in zone di solito affollate. 
Nessuna coda per entrare a Louvre, calca quasi assente per vedere la Gioconda (non mi sto lamentando).
Nonostante le ferite però, la città vuole riprendersi. La gente non demorde e ciò lo cogliamo soprattutto nei ristoratori, sempre gentili e affabili anche di fronte al nostro francese non proprio madrelingua.

La mia impressione di Parigi è che sia sicuramente una delle più belle città d'Europa a livello urbanistico e lo deve all'uniformità dello stile delle sue case. 
Non esistono condomini moderni e quindi ogni casa è un gioiello in sé e per sé. 
Un esempio in questo senso è Rue de Rivoli, che costeggia il Louvre tra l'altro. Il punto debole è il caos perchè è una via molto trafficata. Un tramonto dorato sulle sue case però può far passare sopra ad ogni cosa.

Parigi è quindi una città omogenea, al punto che i francesi sembrano maniaci dell'ordine urbanistico. 
Questo è evidente ad esempio al Palais Royal, dove la prospettiva è la regina indiscussa.


Quest'ossessione dei francesi (detto in senso buono) si vede anche nei viali alberati, dove le piante sono tutte esattamente potate con forme geometriche in modo da creare linee pulite.. vedi ad esempio le forme rettangolari degli alberi degli Champs Elysees o dei giardini degli Champs de Mars.

La vera sorpresa per me è stata il Jardin de Luxembourg, un parco che si trova a sud di San Germain de Pres e che è davvero pensato per essere vivibile. Non è solo un pezzo di verde buttato lì per far respirare la città. E' un luogo tenuto benissimo, con tante sedie che si possono prendere e spostare in giro come si vuole. 

L'ordine e l'equilibrio di Parigi non sono improvvisati ma qualcosa di ben radicato in questa città, basti a pensare a Place de Vosges.

Dopo tanti viaggi,  qui mi è venuta voglia di fermarmi. Il mio pensiero è stato: questa città meriterebbe di essere vissuta, non solo visitata.

Il mio augurio per il nostro prossimo incontro è però aver anche tempo per vedere Giverny e Versaille, che purtroppo ancora oggi mi mancano all'appello.

à bientôt


Indirizzi utili:
- Le centre du monde, cucina francese con ottimo rapporto qualità - prezzo. Menù a pranzo e a cena per tutte le fasce di prezzo. http://lecentredumonde-paris.com/
- Le faubourg, ottimo per la colazione. /.50 per croissant, baguette, burro marmellata, bevanda calda a scelta e succo di fretta. https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187147-d3435679-Reviews-Le_faubourg-Paris_Ile_de_France.html

domenica 1 novembre 2015

ore 20.15



Girovagando per casa, mi cade l'occhio sul telefono.
E' sera, è un orario che per la mia mente evoca qualcosa di familiare.
"Dovrei chiamarla".
"E' un po' che non sento la sua voce".

Un secondo dopo realizzo che ovviamente non posso farti nessuna telefonata.
Mi chiedo come posso avere avuto questo momento di confusione.
Il desiderio di averti ancora qui mi ha fatto dimenticare tutto di colpo e sono rimbalzata indietro di quattro anni per un istante.

Tuttavia, sono contenta che il mio pensiero fosse sbagliato, anche se questo significa che non sei più qui.
Sono contenta perchè non è vero che mi sono scordata di chiamarti perchè non ho mai dimenticato di farlo in generale.
Non ho mai mancato ad un appuntamento con te.
E ora c'è sempre un posto per te nei miei pensieri.



venerdì 23 ottobre 2015

Non scrivo più.


Le scuse che mi sono creata sono state diverse.
Tra le tante, è emersa questa: "scrivo già tanto altrove".
In questo caso non mentivo perchè effettivamente era così dato che da un anno fa circa ho dedicato molte energie ad esercitarmi a scrivere.
Ciò è dovuto al fatto che alla facoltà di Giurisprudenza sono ancora convinti che il giurista (futuro avvocato, magistrato, notaio, ecc) non abbia necessità di continuare a scrivere correttamente.
Nella nostro corso di laurea, gli esami scritti sono pochissimi.  Peccato che la maggior parte dei concorsi/esame preveda una prova scritta e che la scrittura di atti è l'attività principale nelle professioni legali. Peccato che saper scrivere mi sembra essenziale anche al di fuori delle professioni legali canoniche.

Ma torniamo al blog. Le mie energie sono spese in buona parte altrove, mi dicevo, ma sapevo che questo non giustificava del tutto la mia recente pigrizia.

La verità è che in questi mesi non ho avuto voglia di fermarmi a pensare per diverse ragioni.

Sto vivendo finalmente rapporti sani.
Non ci sono più situazioni che mi tormentino come accadeva un tempo.
Ciò che non funzionava è venuto meno o ha preso risvolti positivi inaspettati.
Ho notato però che la gente sembra ormai diffidente davanti alla felicità altrui e spesso crede che si tratti solo di "scelte ragionate".
Sono scelte sane, non ragionate; ma non sono neanche scelte a dire il vero, perchè è solo questione di spontaneità.

Tutto ciò mi è di grande aiuto in questo momento di forte incertezza per il mio futuro.
Fino a luglio ero abbastanza spensierata e fiduciosa.
Il mio futuro era ugualmente incerto ma io non percepivo ancora appieno questa cosa.
Dopo il concorso qualcosa è cambiato, perchè si è, almeno in parte, spento quell'interruttore che mi faceva essere sempre positiva di fronte ai dubbi.

Qui sorge l'altra ragione per cui non ho avuto voglia di fermarmi a pensare.
Quando lo faccio per pochi secondi divento solo preda di preoccupazioni infatti e mi scoraggio fino al punto di voler quasi mollare ogni ambizione.

Intorno a me tante persone invece insistono affinchè io le coltivi.
"Non ci sono dubbi che tu prima o poi ce la possa fare"
"Nessuno è così motivato su questo obiettivo"
"Ovviamente non c'erano dubbi sull'esito del suo esame, ci siamo presi un po' di tempo solo per compilare le carte necessarie"
" Si va bene, ha passato l'esame, ma continua a studiare per il suo sogno vero?"

A dire il vero, io stessa non voglio smettere di pensare in grande.. e forse questa settimana l'interruttore si è finalmente acceso di nuovo.




giovedì 2 luglio 2015

Primavera pavese




A luglio 2014, in una sera che nasceva per essere spensierata, qualcuno 
provocatoriamente mi chiedeva come mai io, giurista in erba, avessi scelto di 
fare un'esperienza lavorativa con ragazzini.. un'esperienza che poco 
c'entrava con il mio percorso universitario.

In realtà, quella sera neanche dovetti rispondere a quella scomoda domanda. 
Qualcuno con un maggior tempismo mi fece il favore di rispondere al posto mio, 
dicendo che la professione che avrei voluto fare richiede di saper mettersi
 alla prova ogni giorno, 
anche con materie mai affrontate prima d'ora.

Nulla accade per caso, questo mi è chiaro ormai.

A distanza di qualche mese mi sono ritrovata infatti a lavorare con i giovani 
un'altra volta.

Mi sono sentita fortunata in quel periodo.
Ogni volta che andavo via dall'università ero esausta, ma, al tempo stesso, carica di un'energia positiva 
pazzesca e inebriante.

È una sensazione che non ho mai provato nella mia più lunga esperienza 
lavorativa purtroppo e so benissimo il motivo.
È questione di sentirsi al posto giusto nel momento giusto. 
È qualcosa che ti fa andare avanti per ore, senza sentire la stanchezza e facendoti dimenticare qualsiasi altra 
cosa ruoti attorno a noi.

Un'esperienza che mi ha lasciato un bel sorriso sulle labbra, anche se, il silenzio è calato non appena gli studenti mi hanno visto arrivare. Come se non potessero più parlare di cavolate e dovessero per forza stare seri.

Tutti i loro occhi  puntati addosso mi hanno fatto sentire "dall'altra parte". 

Il lato dei "vecchi", che in realtà è solo quello degli studenti un po' cresciuti al 
momento.



Voglio pensare positivo, voglio pensare che tutto andrà bene.