mercoledì 5 aprile 2017
Appunti di viaggio
Chissà come deve essere stato.
Penso di non poterlo neanche immaginare.
Un viaggio di nozze negli anni '60.
In macchina, con una tenda appresso, per le emergenze.
Partire dall'Italia, per attraversare tutta la Jugoslavia e raggiungere Istanbul.
Spirito di avventura, coraggio e un po' di incoscienza.
Quello fu solo il primo di tanti viaggi poco ordinari per loro.
Himalaya, deserto della Libia, Cina e tanti altri posti.
Non mi stupisce che poi lui faticasse a stare chiuso in un negozio di paese.
Viveva per viaggiare, per conoscere il mondo e, appena poteva, non esitava a farlo.
Là fuori c'erano terre da esplorare ad attenderlo. Lì, soltanto l'attività, a lui poco incline, lasciategli dalla madre.
Per questa ragione, era un po' burbero e freddo con i clienti.
Sono, quindi, rimasta molto stupita quando ho scoperto che aveva scritto un diario del viaggio di nozze nei Balcani.
Un gesto semplice, ma, secondo me, estremamente romantico.
Ci vuole una grande dedizione per scrivere tutti i giorni del viaggio che si sta facendo.
Me ne voglio ricordare, tra qualche settimana, quando sarò in viaggio in auto, oppure quest'estate, che non so ancora dove mi porterà.
Le foto raccontano, ma i pensieri annotati ancora di più.
domenica 8 gennaio 2017
8.01.2017
Nel 2015 ho scoperto questa frase di Marc Chagall, disegnata su una delle pareti dell'interno di Palazzo Reale a Milano, in occasione della mostra a lui dedicata.
Ricordo ancora le due ore e mezza trascorse ad ammirare i suoi quadri: un tempo piuttosto lungo per una mostra di quel tipo.
Tuttavia, ero rimasta molto stupita nel rendermi conto che fosse passato tutto quel tempo. Per me, era stato un attimo.
Cercando la frase, ho scoperto, in seguito, che fa parte delle memorie di Chagall e che si trattava di una riflessione proprio sulla variabile percezione dello scorrere del tempo.
"Io non vivo alla giornata, ma mi attraversano i venti dell'eternità, i problemi del tempo mi passano attraverso."
La fine dell'anno mi induce sempre a ripensare a tutti gli avvenimenti dei dodici mesi precedenti e a tirare le somme. Sicuramente, l'attuale percezione del mio 2016 è diversa da quella che avevo mentre lo stavo vivendo.
Spesso non sono stata contenta del verso che le cose stavano prendendo e, infatti, non a caso, sento molta voglia di riscatto dall'anno appena iniziato.
In questi giorni, però, mi sono spesso tornate in mente piccole cose per cui ogni anno della nostra vita può essere significativo già di per sè, anche senza i grandi cambiamenti che ci aspettiamo. Tutto sta nel voler rendersene conto.
Ad esempio, quest'anno ho finalmente letto un libro di Henning Mankell, ovvero "Delitto di mezza estate".
Ho scoperto una canzone bellissima, che è entrata subito nella lista di quelle "non posso vivere senza": Trains dei Porcupine Tree.
Sono stata in una città che non conoscevo assolutamente e che non pensavo potesse colpirmi positivamente: Berna.
Ho visitato l'Algarve, dove da tempo volevo andare.
Ho vinto una cena al ristorante "Piazza Duomo", ad Alba, da Enrico Crippa ed è stato l'avvenimento più sorpredente dell'anno, un'esperienza unica.
Mi sono commossa al cinema dopo tanto tempo, guardando "La pazza gioia".
Sono letteralmente morta dalle risate grazie alle marachelle del mio cane in montagna e a mio papà che cercava di porvi rimedio.
La Valchiusella mi ha colto alla sprovvista e, in un giorno di inverno, mi ha conquistata con la sua quiete.
In sintesi, è vero, 2017 ti sto caricando di grandi aspettative.
Mal che vada, però, ci saranno le piccole cose a farmi felice ogni giorno.
venerdì 29 luglio 2016
Momentaneamente
C'eravamo detti "atè logo" d'altra parte.
La mia speranza di avere la stessa reazione positiva che ho avuto l'anno scorso in Croazia.
martedì 30 dicembre 2014
30 dicembre 2014
Quel momento in cui credi che tutto possa cambiare.
Non rinuncio mai a certe speranze.
Può essere il difetto di una persona.
La mentalità chiusa e superficiale di un paese.
Lo schermo rotto del telefono.
Io ci spero sempre.
Almeno un pochino.. almeno tra me e me, senza quasi ammetterlo neanche a me stessa per non fare un'altra volta la figura dell'ingenua o della scema.
Spero che le cose cambino.
Confido che i ritardatari diventino improvvisamente puntuali..
che un giorno o l'altro chi ti fissa con superiorità diventi affabile..
che se chiudo e riapro la custodia del telefono io possa trovare lo schermo intatto come per magia..
che alla fine di un mio dei miei discorsoni in cui ripeto sempre gli stessi quattro concetti in croce, chi sta davanti a me capisca finalmente il mio punto di vista e sostituisca a quel "basta" frustrato un "la penso come te".
Ma in fin dei conti lo so: alcune cose non possono cambiare mai.
Faccio fatica ad accettarlo, mi fodero gli occhi e continuo a scommettere sul cambiamento.
E a dimenticare quasi come stanno le cose.
E' così che qualche anno fa mi sono ritrovata a lanciare in aria una moneta, complice anche l'ebbrezza data dall'illusione di essere riusciti a modificare la propria realtà.
Ma quello non era niente, se non una mera ebbrezza appunto.
Fugace per giunta.
Ci ho messo tanto tempo, o forse ci ho messo il giusto, a svegliarmi da quel letargo in cui mi ero collocata.
So che tutto è cominciato in un pomeriggio autunnale mentre camminavo su via Castel Morrone.
E so che in questi giorni ho terminato quella lunga strada.
Mi manca la mia città.
Mi manca Milano.
"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".C. Pavese -La luna e i falò-
lunedì 1 settembre 2014
Travel is the only thing that you buy that makes you richer...
Non so voi, ma quando vado all'estero, capisco che il viaggio è finito quando la voce italiana dell'hostess mi accoglie sull'aereo.
E' in quel momento che scendo dalla nuvoletta e ritorno alla realtà.
Ogni volta ha un che di traumatico talmente è forte il mio amore per i viaggi.
Non avevo mai fatto una vacanza così, in due stati che hanno davvero poco in comune.Com'è il Marocco?
Il Marocco mi è sembrato un luogo sospeso tra Africa e Medio Oriente ed è un posto dove so già che vorrei tornare: una settimana davvero non mi è bastata.
Marrakech è una città che forse non si può non visitare nella propria vita.
Caotica, rumorosa, ma anche magica.
La medersa, le tombe saadiane, i giardini Majorelle.. sono posti ricchi di fascino. La sinagoga mascosta tra le vie della Kasbah è un gioiellino.C'è qualcosa di infernale poi nella notte di piazza Jemaa El Fna, avvolta dai fumi delle bancarelle di cibo e gremita di gente. All'inizio, ti senti disorientato quando ti fai strada tra i tizi che si portano dietro scimmie, i berberi che cantano e suonano, le donne che cercano di convincerti a fare l'henne, e l'avvoltoio.. e sì l'avvoltoio.
E' così che mi immagino che sia l'India, ma posso anche sbagliarmi.. adesso potrei essere davvero pronta per andarci.
Perchè è vero, l'impatto con piazza Jemaa el Fna è forte, ma dopo poco è facile prendere il ritmo di quella danza infernale, fino a sentirsi più tranquilli che a Milano.
Cosa mi porto dietro del popolo marocchino?
Sono gente in gamba, che sa che se il turista paga per qualcosa ha diritto ad essere trattato al meglio. E' questa l'idea che guida i marocchini quando ti accolgono nei ristoranti e fanno attenzione al fatto che nessuno si avvicini per importunare o rubare una borsetta. Un popolo da cui dovremmo certamente trarre esempio in questo senso.
A volte sono pressanti, anche questo è vero. Specialmente quando cercano di convincerti a comprare qualcosa, quando ti fissano con insistenza affinchè tu ti senta osservata e gli conceda attenzione, oppure quando insistono per darti indicazioni, a volte anche sbagliate. Ma come tutti i popoli, c'è di tutto per fortuna. E se i primi giorni è difficile capire a chi rivolgersi per avere informazioni, man mano ci si fa l'occhio e si capisce subito che è pieno di donne, uomini e bambini pronti a aiutarti e che non si aspettano nulla in cambio. Importante è sapere scegliere a chi rivolgersi.
Il pedone conta meno di niente a Marrakech. Loro sfrecciano con queste motorette in ogni stradina e il casco, peraltro inconsistente, diventa un porta oggetti da appendere al manubrio.
I marocchini percepiscono la paura del turista nell'attraversare ed è difficile che le macchine rallentino per cedere il passo. Tuttavia, se ci si mostra decisi, le cose cambiano e si riesce ad attraversare.
Mal che vada vi può magari accadere una cosa molto carina che è successa a me. Ad un incrocio mi sono trovata a fianco una donna col velo. Solo gli occhi erano scoperti e mi hanno lanciato uno sguardo d'intesa. La donna mi ha infatti preso per il braccio e aiutato ad attraversare! Ovviamente ero elettrizzata da questo gesto così gentile.
Che dire poi dei ragazzini che sul pullman per andare alla valle di Ourika offrono alle uniche straniere ciò che comprano dalle bancarelle quando il bus si ferma? o di quelli che mi hanno aiutato ad arrampicarmi alle cascate perchè avevo una tremenda paura di scivolare? o di chi simpaticamente ci chiamava gazzelle quando ci vedeva passare per strada?
Me li porterò tutti nel cuore, come pure il taxista che mi prendeva in giro perchè tenevo la cintura con la mano dato che non c'era il posto per agganciarla.
Anche dell'esperienza del viaggio nel deserto mi rimarrà un forte segno. Paesaggi stupendi tra le gole di Dades, i palmeti di Skoura e le dune di Merzouga. Credo che poche cose possano essere più affascinanti di una notte passata nel deserto sotto le stelle, nonostante tutta l'anguria che ho dovuto mangiare per non patire il caldo.
Quando siamo arrivate a Fuerteventura, il Marocco mi è sembrato distante anni luce ed è stata una strana sensazione. Ma non poteva essere diversamente.
Fuerte è stata una scoperta.
Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di vedere isole dai mari bellissimi: Cefalonia, Zante, Sicilia, Minorca, Favignana...
I paragoni però non sono giustificati perchè Fuerte è un mondo a parte.
E' il mondo di chi fa surf, windsurf e kite-surf. Qui vale davvero la pena venire per provare questi sport.
La parte bella di tutto ciò è che la cosa non si riduce a faticare in acqua, ma c'è anche modo di conoscere gente nuova e chissà.. finire magari a bere una birra tutti assieme dopo la lezione o fare un barbecue in una spiaggia dove ci siete solo voi.
A parte Fuerte, sono rimasta molto stupita da Lanzarote. Un piccolo gioiello. Bisogna ringraziare Cesar Manrique, le cui installazioni sono state davvero una scoperta per me e a cui va il merito di aver reso quest'isola così graziosa. Il contrasto tra le colline nere e le casette bianche è qualcosa di unico.
Tornerò alle Canarie?
Chi lo sa. Come detto, sono certa che vorrei vedere Fez, Tangeri e Chefchaouen..
Per Fuerte il "progetto" potrebbe essere più mirato e avere a che fare con quella tavola che può davvero portarti sopra le onde, per far sì che non resti un'esperienza isolata.
Vedremo.
Una cosa è certa, ogni volta che torno da un viaggio la voglia di vedere altri posti non manca mai. La spinta verso luoghi dove non sono ancora stata è sempre forte. L'Asia, in particolare, mi chiama a sè ormai da tempo.
Se mi metto a fare una lista di ciò che vorrei visitare, mi sembra che il tempo non sarà sufficiente.
Ma io ce la metterò tutta per vivermi quasi tutti quei sogni che ho nel cassetto.
Mr. Probz - Waves
martedì 29 luglio 2014
Dog days are over.
Sto pensando "non ce la farò".
Nonostante i pensieri negativi vado avanti però..
Non ho nulla da perdere. La gara è sempre più vicina, ma non è oggi.
Finisco il mio chilometro di corsa.
La dispercezione è evidente: sono stata nei tempi che mi ero prefissata e le mie sensazioni sul non farcela erano del tutto errate.
La nostra mente è uno strumento tanto potente quanto difficile da orientare nella direzione giusta.
Spesso ho sottovalutato il peso dei pensieri negativi.
Ho fatto il doppio della fatica necessaria quando invece avevo tutto ciò che serviva.
Mi sono imposta di fare sempre di più.. senza essere contenta di quello che già riuscivo a fare.
Mai come questa volta è stato evidente che, invece di aiutarmi, mi stavo affossando.
Per fortuna, la voglia di dare il massimo e portare il risultato a casa è arrivata anche stavolta.
E' stato come se si fosse acceso un interruttore di colpo.
Il fiato c'era. La testa pure e la gambe finalmente la avvertivano.
Non pensavo a nulla se non a correre.
Ovviamente, una volta superato il tanto agognato step, mi è sembrata una passeggiata ed ero già pronta a farmi mille domande su quanto sarebbe venuto dopo.
Perchè a volte dobbiamo penare così tanto per raggiungere i nostri obiettivi?
Non so perchè la mente mi faccia questi brutti scherzi, forse sono io che voglio sempre faticare e non dare mai niente per scontato. Forse è nella natura di tutti.
E' che spero che quell'interruttore si accenda almeno un po' prima la prossima volta e mi faccia prendere le cose un po' più alla leggera, almeno senza remarmi contro.
" Lei ha un bel caratterino eh! Si vede che ha questa cosa innata, che vuole spingere, che vuole farsi avanti. Ma si fermi a pensare ogni tanto"... "Ah, e non perda mai la sua grinta".
Mr Probz - Waves
lunedì 6 gennaio 2014
Dejà-vu
E' questa la parola chiave di questi mesi.
In un modo o in un altro, ultimamente, mi sono ritrovata spesso di fronte a situazioni e visi a me non nuovi.
Così accade che io debba tornare con la mente a tempi e luoghi remoti.
E' accaduto ad esempio a Capodanno, quando mi sono ritrovata in mezzo a gente giovane che pogava su canzoni dei Greenday o degli Ska -p.
E' stato allora che mi è tornata in mente l'ultima festa di Natale al Gramsci, con i Deskadena che suonano nel corridoio tra l'auditorium e il seminterrato.
Come non ricordare poi il concerto dei Persiana Jones.. o i sabati sera di Carnevale ai giardinetti, dove il pogo era veramente troppo forte e qualcuno era dovuto a venirmi a recuperare in mezzo alla folla per portarmi via.
Ancora, in questo primo giorno in cui ancora non percepisco l'assenza di nonna Sofia, mi sembra di tornare indietro di anni, a quando lei stava bene ed era autonoma. All'epoca io non dovevo andare da lei a trovarla ma era lei a venire da noi per mangiare assieme. Solo che adesso io aspetto invano perchè nessuno scende, nè scenderà mai più, dal piano di sopra.
Non c'è solo spazio per essere malinconici però, i dejà-vu alla fine condizionano anche il mio presente e probabilmente il mio futuro.
La loro bellezza sta nel rendersi conto di aver preso le decisioni giuste e confermare le proprie scelte.
Alt.
Sto dicendo una cavolata, perchè il bello in realtà è esattamente il contrario: rivedere le proprie scelte e prendere quelle strade accantonate.
Portare nel futuro qualcosa di quel passato e vedere se i pezzi dei puzzle vanno tutti al loro posto.
Sono speranzosa.
One direction - Counting stars
The Killers - Shot at night
Klingande - Jubel
mercoledì 21 agosto 2013
Caos
Istanbul è la vita.
Caotica, chiassosa, imprevedibile.
Poche indicazioni agli angoli delle vie.
Quaranta sedi universitarie che ubriacherebbero anche un campione di orienteering.
Unici punti di riferimento sono i minareti che per fortuna svettano sulla città, ma questo non preclude una serie di ripide salite per raggiungerli.
Il canto del muezzin che risuona come una guida in questa giungla di cemento.
Si cerca di affidarsi alla gente del luogo chiedendo indicazioni, ma nessuno è in grado di indicarti dove ti trovi sulla mappa. Il risultato è che ti senti ancora più perso di prima.
E' come la vita, dicevo, dove è facile perdersi perchè sei messo alla prova in ogni giorno.
Costante è la ricerca di appigli e, quando pensi di averli trovati, qualcosa cambia. Tutto è da rifare.
Sto pensando a questo.
Mi sono addormentata prima del decollo del mio aereo diretto verso Milano. Mi sto svegliando, stanno per servire il pranzo e iniziano a fare un gran rumore. I miei occhi sono pesanti però e fanno fatica ad aprirsi: C. mi deve scuotere per riportarmi alla realtà.
Ho dormito un'ora e ormai la Turchia è lontana. Guardo fuori dal finestrino, cosa che in realtà faccio inspiegabilmente di rado.
Riconosco immediatamente la forma delle isole su cui stiamo passando. Cefalonia, Zante, Itaca e Lefkada. Un'estate lontana nel tempo.
C'è ancora molto da fare.
Macklemore and Ryan Lewis – Can't Hold Us
lunedì 29 luglio 2013
#malinconiaportamivia
E' proprio vero che puoi "chiudere" col passato, ma se il passato non ha chiuso con te.. prima o poi verrà a bussare alla tua porta.
Ricordo una lontana estate in cui tre ragazze giocavano a fare le grandi.
"Questo lo incontriamo sempre in giro". Da lì iniziò quel nuovo capitolo.
Capitolo archiviato bruscamente poi. Un bel falò mentale di quel paio d'anni passati a ritrovare un battito regolare.
Decisi di non voler più avere a che fare con quel mondo.
Tuttavia,negli ultimi giorni quel mondo è appunto tornato alla mia porta e io l'ho affrontato come non avrei pensato di poter fare.
Il destino, o chissà che cosa, ha voluto che io assistessi come distaccata spettatrice a qualcosa di estremamente doloroso per chi invece l'ha subito in prima persona. Questo dolore, e non solo questo, mi è stato quindi risparmiato.
A parte ciò, i ricordi risuonano ovunque in quest'estate.
Risuonano mentre guido in corso Casale e mi riportano alle prime fughe spericolate a Torino.
Risuonano talmente tanto che Torino ed io abbiamo pure raggiunto un accordo di tregua in un angolo di pace che effettivamente manca a Milano.
Penso alle stradine assolate e polverose che si percorrono per raggiungere le spiagge... Penso a quando mi rifugiavo in pineta perchè il sole era troppo caldo e mi addormentavo. E penso che tutto ciò mi manca.
In questi giorni ho anche capito quanto sia insensato trovare sempre qualcosa di cui lamentarsi invece di apprezzare i bei momenti al cento per cento. Come quando stai andando in un bel posto a piedi e scopri che la strada per arrivarci è più lunga del previsto: qual è il problema?. Camminerai un po' di più per raggiungerlo.
Ma i pezzi del puzzle andranno prima o poi a posto.. e le risposte arriveranno anche stavolta.
Anche a distanza di almeno cinque anni, magari.
Juliet- Avalon
giovedì 4 aprile 2013
Mangia, prega, ama..
Caro David,
abbiamo perso i contatti da un po' e così ho avuto il tempo che mi serviva per riflettere su me stessa.
Ti ricordi di quando mi hai detto che dovevamo vivere insieme ed essere infelici per poter essere felici?
Considerala una testimonianza di quanto ti amo aver passato tanto tempo a sforzarmi di accettare la tua offerta; ma un amico l'altro giorno mi ha portata in un posto sorprendente, l'Augusteo [...]
è uno dei posti più silenziosi e solitari di Roma. La città vi è cresciuta intorno durante i secoli... è come una ferita preziosa, come una tristezza a cui non vuoi rinunciare, perché è un dolore troppo piacevole.
Tutti vogliamo che le cose restino uguali, David, accettiamo di vivere nell'infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere sé stesso, e mi sono sentita rassicurata.
Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola vera trappola è restare attaccati a ogni cosa.
Le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione.
Anche in questa città eterna l'Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo essere sempre preparati ad ondate infinite di trasformazioni.
Sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.
domenica 3 marzo 2013
C'è un prima e un dopo.
C'è un prima e un dopo il primo giorno di liceo, quando sali timidamente la scalinata e ti guardi attorno spaesato.
C'è un prima e un dopo l'ultimo giorno di liceo, quando le lacrime si confondono nell'acqua dei gavettoni e lasci un pezzo del tuo cuore su quelle scale.
C'è un prima e un dopo One degli U2, come c'è per Blade Runner.
C'è un prima e un dopo risate notturne in campeggio che niente riesce a spegnere.
C'è un prima e un dopo "con l'ausilio del fischio"..
Certi eventi, alcune frasi, molte canzoni e tanti film.. te li porti dietro tutta la vita e sono degli spartiacque.
Mi mancano tutti quei prima, ma non vedo l'ora di scoprire i nuovi dopo..
giovedì 9 febbraio 2012
Fonte di ispirazione
mercoledì 16 febbraio 2011
Spontaneamente
Man mano che si diventa anziani bisogna affrontare l'incapacità di fare ciò che prima eravamo abituati e che facevamo anche piuttosto facilmente..
La modesta routine che ci accompagnava svanisce. Finisci col passare i tuoi giorni tra il letto e il tavolo della cucina. Tra l'altro per raggiungere quel tavolo devi per forza sorreggerti a qualcuno.
La nuova routine si basa ora tutta sul trattamento medico che ti tiene in vita. La cosa inizia ad ossessionarti così tanto che quando ti addormenti anche solo per un attimo sei convinto che già sia di nuovo ora della "cura". Confondi il giorno con la notte, la tua casa con l'ospedale e viceversa. Quando ti accorgi che la tua testa non funziona più bene come una volta, ti spaventi di te stesso.
Quello di cui sento la mancanza è il tono di voce di mia nonna. Allegro, vivace e squillante. Al suo posto ora c'è una voce piatta e affaticata.. Percepisco che è contenta di vedermi dal suo sguardo, anche se pure questo ha perso vivacità.
Penso anche che sia difficile accettare la perdita della bellezza e della freschezza del nostro aspetto fisico. Ancora di più è duro accettare l'idea di morire e svanire per sempre. Non c'è risposta in merito a cosa ci aspetta dopo e se un giorno ci si rivedrà di nuovo.
Oltre a ciò, trovo veramente triste leggere gli annunci che riguardano i cani abbandonati in cerca di padrone. Sono le motivazione che hanno spinto i loro ex padroni ad abbandonarli a lasciarmi senza parole e a darmi tristezza.
"Dato via perchè i suoi padroni si sono accorti solo ora che era troppo grande".
"Dato via perchè faceva troppe feste".
Oppure ancora "Pallino passava le sue giornate legato al termosifone".
No comment, davvero. Avere un cane è un "lavoro" a tempo pieno, come avere un figlio. Dovrebbe forse esserlo ancora di più rispetto all'amare una persona.
venerdì 20 agosto 2010
Back
Casa mia non mi manca mai molto mentre ne sono lontana. Questo è dovuto al fatto che fin da piccola ho potuto viaggiare da sola e abituarmi al distacco. Non pensate che abbia un cuore di pietra, ci sono alcune cose di cui sento la mancanza, ma non ne voglio parlare.
Volenti o nolenti, a casa bisogna tornare, anche se faccio fatica ad accettarlo.(anche se qualcuno va via per tornare mai più. Provate a scrivere "Italiani in" su Google e guardate qual è la prima parola che vi viene suggerita).
Si riprende la vita di tutti i giorni, dettata dall'orologio e dalle scadenze da rispettare.
Pensando a tutto ciò, mi sono resa conto che per me il vero "giro di boa" è l'estate, sono le vacanze. Sono fortunata perchè posso ancora godermi questa stagione quasi del tutto, cosa che chi ha un lavoro non può fare. Questo è il periodo in cui stacco totalmente dalla mia realtà quotidiana, cambio le mie abitudini con altre che mi calzano ugualmente bene e mi sento più leggeri.
Posso permettermi di non guardare l'orologio per ore e non devo render conto quasi a nessuno.
Molti pensano che un nuovo inizio arrivi con la mezzanotte del 31 dicembre.
Per me non cambia un bel niente in quei giorni.
Ecco perchè è così dura per me tornare alla routine di tutti i giorni. A questo c'è da aggiungere la pioggia ininterrotta del 14 agosto che mi ha accolto (sono passata da 33 gradi a 13), una città fantasma che lo è ancora di più d'estate e altre situazioni che tornano a stringermi la gola come un tempo.
Anche quest'anno, come sempre, avrei già voglia di ripartire e non sarà facile archiviare quest'idea almeno momentaneamente.
Come sempre.
R.E.M. - Shiny Happy People
martedì 13 luglio 2010
Di prima mattina
Se lasci andare una persona, se la perdi, è difficile ritrovarla poi davanti a sè stessi, come se nulla fosse.
Ogni lasciata è persa.. meglio fare attenzione a ciò che si lascia andare.
giovedì 18 febbraio 2010
Dear Diary

Ho sempre avuto l'abitudine di annotare ciò che mi sorprende: fatti, canzoni, film, frasi che d'improvviso sanno attirare la mia attenzione... quasi tutto ciò che mi accade in pratica.
Regolarmente mi ritrovo a sfogliare i miei diari del liceo. Ho tenuto solo gli ultimi due e guardandoli non si fatica a capire il motivo. Straripano di ricordi. E' incredibile come tutto torni alla mente così in fretta, anche fatti ormai accuratamente sepolti. Singole parole mi suonano così familiari, un estraneo invece capirebbe ben poco.
Rileggendo noto di avere spesso la tendenza a rielaborare ciò che ho vissuto in un modo nuovo, più cinico e distaccato. Forse è il corso naturale di ogni ricordo a cui non siamo più emotivamente legati.
Ho notato anche che spesso ho sentito dire e ho detto: "non importa ciò che sarà dopo, ricorderò questo momento come uno dei più felici che io abbia mai vissuto.. e questo mi basta."
Beh, la mia nuova visione distaccata mi porta a dire che ciò non sia del tutto vero. Ciò che conta, alla fine, è sempre il quadro d'insieme, non il singolo attimo. E se dopo c'è stato il peggio, ciò che è stato prima sparisce.
domenica 19 luglio 2009
Ho bisogno di staccare sul serio e di tornare a respirare ad un ritmo più calmo..
Oggi ho visto tranquillità, semplicità, ingenuità. Non ho visto anni bruciati, eccessi, degeneri.
La virtù sta nel mezzo? Abbiamo e stiamo esagerando o è tutto lecito?
Vogliamo lasciare un'impronta sulle persone, vogliamo che la gente si ricordi di noi. Vogliamo colpirli, lasciare una traccia, un pezzo di noi. Non si può però rimediare alla distrazione, alla superficilità delle altre persone. Per quanto uno si possa impegnare, non vi è cura.










