Siamo alle cascate di Lillaz (Cogne) con ragazzini dai 7 ai 15 anni.
E' tempo del pranzo al sacco e di rilassarsi prima che inizino i mega tornei di Uno.
"Ragazzi, oggi pomeriggio andiamo a sciare! Chi vuole venire?"
E' uno scherzo ovviamente, ma qualcuno dei ragazzi ci casca e alza la mano entusiasta.
"E' questa la ragione per cui mi piace lavorare con i bambini.. Perchè quando a fine giugno chiedi loro chi vuole andare a sciare, qualcuno ti risponde di sì perchè ci crede, perchè sogna davvero di poterlo fare.. Per loro, tutto è ancora possibile.."
Non so quale sia l'età migliore.
Mi ricordo però che quando avevo 12 anni, non vedevo l'ora di crescere, di passare alla fase successiva.
Non mi rendevo conto (ma chi potrebbe farlo d'altronde?) che stavo vivendo qualcosa che dopo non ci sarebbe mai più stato.
Erano gli anni in cui il massimo della felicità per me era andare in vacanza studio in Inghilterra, giocare a calcio nei prati alle feste di compleanno dei compagni di classe, andare in bici con Dema e Fillo a prendere un gelato da Vanilla, riuscire ad imparare a memoria una canzone di Eminem, vedere finalmente Matrix dopo mesi di attesa...
Cosa rimarrà della mia prima esperienza lavorativa con i ragazzi?
Tra i miei ricordi, resterà Edo, che si impegna nella pesca subacquea per battere il suo record di 16 palline recuperate con la bocca. Resterà lo sguardo di intesa con Mattia, mentre cerca di far ridere gli altri durante le prove del balletto. Resterà Agata che mi guarda e mi dice "Ilaria, tu mi mancherai". Resterà Phillip che mi sfidava su ogni cosa (partite a calcio balilla, carte, basket) e il suo scherzo della bacinella in cui sono cascata ingenuamente. Resteranno Cristina e Carlotta, che mi chiedono di venire con loro in piscina a nuotare.
Porto via con me il loro entusiasmo per le cose più semplici.
Faccio il pieno di quella dose di allegria di cui ci siamo un po' scordati col passare degli anni.e che invece che bisognerebbe sempre avere tutti i giorni.
Ma soprattutto, cercherò di non far svanire questa sensazione di spensieratezza che mi ha accompagnato durante questa settimana per cui vi sarò grata sempre.
Pharrel - Happy
Che l'amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore (Emily Dickinson).
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domenica 29 giugno 2014
Una lezione di vita
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domenica 5 maggio 2013
Milano parte 1
Come torniamo a casa?
Non lo so. Ci pensiamo poi..
Io non sono disorganizzata, anzi pianifico abbastanza.
Ogni tanto sono un po' distratta, mi perdo nei miei pensieri, viaggio.. e a volte alcuni dettagli mi sfuggono, anche clamorosamente. Ma chi se ne importa, praticamente a tutto c'è rimedio, no? Perchè bisogna prevedere e calcolare sempre tutto?
Mai dare nulla per scontato su se stessi.
Mai avrei pensato che avrei trovato tutta quest'energia positiva in altre persone.
Mai avrei pensato di dire di un contesto simile: "Ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Voglio che rimanga tutto così per sempre. Anche se so che per sempre non esiste."
Per sempre non esiste dunque. Quindi finché dura non bisogna lasciarsi sfuggire nulla..
E per goderselo, da quel poco che mi sembra chiaro, bisogna sudarsi ogni momento.
Ci voleva un 2011/ 2012 di fatiche e un inizio 2013 col botto per avere tutto questo?
Forse sì, perchè se stai bene non sei propenso a cambiare nulla.
Quello che mi preoccupa è che mi sembra di percepire che tutto non si possa avere.
Non ero mai stata fortunata io così, se non al liceo, ma purtroppo era troppo presto.
Potenzialmente io qui potrei stare sempre ora. Non ci sono più scadenze.
Alla fine, non è quello che ho sempre voluto?
Per la prima volta ci sono io.. e non è poi così male.
Atlas Genius - Trojan, Centred on you, Eletric, If So
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mercoledì 6 maggio 2009
Conformismo
"Qualsiasi genere di conformismo è sbagliato.
Definire ciò che è normale e ciò che non lo è, è pericoloso: porta inevitabilmente a discriminare le situazioni e i comportamenti che non rientrino in quei rigidi canoni. Priva le persone di naturalezza e spontaneità. Esse si sforzano di andare contro ai loro istinti e inclinazioni per inserirsi in quel modello precostituito. Modello peraltro creato da qualcuno che crede di avere una sorta di autorità per dettare regole, ma che, in realtà, non ha nessuna legittimazione a stabilire ciò che è giusto o sbagliato.
Apprezzo chiunque abbia il coraggio o l'impulso di andare contro tendenza. Mi si potrebbe replicare che, anche in questo caso, non bisogna sforzarsi ad essere diversi dagli altri ma che dovrebbe essere già insito in una persona in modo genuino. Obiezione che accetto in parte. Non vedo nulla di male in questo tipo di sforzo. Ciò che conta, a parer mio, è non costruirsi un altro personaggio e non esasperare alcun comportamento. A volte un piccolo sforzo ci aiuta a prendere coscienza di ciò che è già presente in noi fin da sempre".
Definire ciò che è normale e ciò che non lo è, è pericoloso: porta inevitabilmente a discriminare le situazioni e i comportamenti che non rientrino in quei rigidi canoni. Priva le persone di naturalezza e spontaneità. Esse si sforzano di andare contro ai loro istinti e inclinazioni per inserirsi in quel modello precostituito. Modello peraltro creato da qualcuno che crede di avere una sorta di autorità per dettare regole, ma che, in realtà, non ha nessuna legittimazione a stabilire ciò che è giusto o sbagliato.
Apprezzo chiunque abbia il coraggio o l'impulso di andare contro tendenza. Mi si potrebbe replicare che, anche in questo caso, non bisogna sforzarsi ad essere diversi dagli altri ma che dovrebbe essere già insito in una persona in modo genuino. Obiezione che accetto in parte. Non vedo nulla di male in questo tipo di sforzo. Ciò che conta, a parer mio, è non costruirsi un altro personaggio e non esasperare alcun comportamento. A volte un piccolo sforzo ci aiuta a prendere coscienza di ciò che è già presente in noi fin da sempre".
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