Che l'amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore (Emily Dickinson).
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martedì 5 novembre 2013
Il mio rifugio
Non ero molto convinta in partenza.
Il bianco mi aveva fatto storcere la bocca: ecco comparire la mia tipica espressione di disappunto.
Mi sembrava banale, noioso.
E poi me l'ero ripromesso: avevo già vissuto a sufficienza in una casa dalle pareti troppo candide.
E' così che ho deciso di dipingere alcune pareti di casa con colori importanti: bronzo scuro (e chi l'avrebbe mai detto? il marrone neanche mi piaceva una volta), rosso fuoco e argento sfumato. Alcune pareti, appunto.
Sennonchè, le circostanze più o meno causali hanno fatto sì che quello che è definito il non colore tornasse prepotentemente nella mia vita.
In primis il pavimento: ho finito per scegliere un parquet sbiancato che ricorda il legno della betulla. L'idea mi è venuta una sera durante l'inaugurazione di una galleria d'arte. Lì però era il soffitto ad avere le travi sbiancate.
Poi le porte: avrebbero dovuto essere color canapa.. e invece sono arrivate bianche e così le abbiamo tenute.
Infine gli armadi e la cucina (e ovviamente di conseguenza il mobile tv): anche qui il bianco mi ha stregato.
Alla fine quel bianco è stata una benedizione. Mi sono resa tra l'altro conto sfogliando le riviste che molte case a cui vengono dedicati servizi sono quasi interamente bianche al loro interno. Come tele sempre pronte per essere rinnovate dai proprietari attraverso l'uso degli oggetti.
Ma soprattutto, quello che conta davvero è che ho ottenuto una casa pura.
Una casa anestetizzata, che non trasuda quanto è accaduto qui nei tempi precedenti.
Una casa dove ricominciare, creando ricordi nuovi.
Una casa dove tirare un sospiro di sollievo dopo una doccia bollente.
Una casa che è una culla, un luogo dove mi rilasso.. soprattutto quando ho la fortuna di passarci del tempo la mattina e il sole splende proprio sul mio letto.
Una casa dove finalmente mi sento a casa.
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mercoledì 22 febbraio 2012
Riflessioni che profumano d'arancia
Torno a parlare di un evento davvero significato per chi abita ad Ivrea: il suo Carnevale.
Quando sei abituato ad avere qualcosa, spesso non riesci ad apprezzarne il valore, l'importanza.
Non so se esista qualche Eporediese a cui il Carnevale delle arance non piace. Tutti lo aspettano con ansia, molti vivono per quello.
Chi non abita ad Ivrea e non lo conosce non può capire cosa rappresenti questo momento e gli Eporediesi fan sempre la figura dei pazzi che si divertono a prendere arance in faccia e a riempirsi di lividi.
Ok è vero, in parte è così, ma il nostro Carnevale non è solo questo.
Ripeto, non so se ci sia qualcuno a cui non piace, però c'è sicuramente chi si trattiene.
Chi non si lascia andare nemmeno in quei 5 giorni. Neanche in quella sera della sfilata, sia essa quella di sabato o quella in maschera del giovedì.
Anni fa sono stata a Tropea. Parlando con ragazzi del liceo scientifico del posto, ho capito che quella piccola cittadina era sì un gioiello con un mare stupendo, ma era anche un mortorio. I ragazzi mi dicevano che non c'era mai nulla da fare, se non quando arrivava l'estate. Le discoteche del posto aprivano solo durante quei pochi mesi.
Francamente non capisco. Qualche volta è capitato anche a me, non lo nego, ma se c'è una cosa che ho capito di recente è che vivere col freno a mano tirato è uno spreco.
Rimandare il divertimento, l'essere senza pensieri ad un altro momento non è l'atteggiamento giusto
Perchè la verità è che non arriverà mai quell'altro momento.
E se rimandi una, due volte, diventerà un'abitudine.
Quando te ne accorgerai sarà troppo tardi. Avrai già raggiunto gli "enta" e passa se ti va bene, o gli "anta" se ti va male.
E pensare che c'è chi si sente vecchio già a 25 anni.
Quando sei abituato ad avere qualcosa, spesso non riesci ad apprezzarne il valore, l'importanza.
Non so se esista qualche Eporediese a cui il Carnevale delle arance non piace. Tutti lo aspettano con ansia, molti vivono per quello.
Chi non abita ad Ivrea e non lo conosce non può capire cosa rappresenti questo momento e gli Eporediesi fan sempre la figura dei pazzi che si divertono a prendere arance in faccia e a riempirsi di lividi.
Ok è vero, in parte è così, ma il nostro Carnevale non è solo questo.
Ripeto, non so se ci sia qualcuno a cui non piace, però c'è sicuramente chi si trattiene.
Chi non si lascia andare nemmeno in quei 5 giorni. Neanche in quella sera della sfilata, sia essa quella di sabato o quella in maschera del giovedì.
Anni fa sono stata a Tropea. Parlando con ragazzi del liceo scientifico del posto, ho capito che quella piccola cittadina era sì un gioiello con un mare stupendo, ma era anche un mortorio. I ragazzi mi dicevano che non c'era mai nulla da fare, se non quando arrivava l'estate. Le discoteche del posto aprivano solo durante quei pochi mesi.
Francamente non capisco. Qualche volta è capitato anche a me, non lo nego, ma se c'è una cosa che ho capito di recente è che vivere col freno a mano tirato è uno spreco.
Rimandare il divertimento, l'essere senza pensieri ad un altro momento non è l'atteggiamento giusto
Perchè la verità è che non arriverà mai quell'altro momento.
E se rimandi una, due volte, diventerà un'abitudine.
Quando te ne accorgerai sarà troppo tardi. Avrai già raggiunto gli "enta" e passa se ti va bene, o gli "anta" se ti va male.
E pensare che c'è chi si sente vecchio già a 25 anni.
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